Impressionismo1872
Berthe Morisot con un mazzetto di violette
Édouard Manet
L'occhio del conservatore
"L'elemento centrale è l'illuminazione laterale brutale che frammenta il viso della Morisot, lasciando una metà nell'ombra mentre l'altra esplode di luce. Questa scelta accentua la profondità dei suoi occhi neri, volutamente scuriti da Manet."
Un capolavoro della ritrattistica in cui Manet immortalizza Berthe Morisot in una sinfonia di neri profondi, catturando una rara intensità psicologica. Questo quadro celebra la complicità tra due figure chiave della modernità.
Analisi
Dipinto nel 1872, poco dopo la fine della guerra franco-prussiana e della Comune, questo ritratto avviene in un momento cruciale della vita di Manet e della sua modella preferita. Berthe Morisot, lei stessa pittrice d'eccezione, non è qui rappresentata mentre dipinge, ma come un'icona della moda parigina, vestita con un abito e un cappello da lutto. Manet esplora qui il colore nero non come assenza di luce, ma come colore vibrante e modulabile, ereditato dalla sua ammirazione per Velázquez e Goya.
L'opera segna l'apice della relazione artistica tra Manet e Morisot. In questo periodo, Morisot era diventata un membro essenziale della cerchia di Manet, prima di sposare il fratello di quest'ultimo, Eugène, due anni dopo. Questo ritratto si distingue dai precedenti per la rapidità d'esecuzione e la libertà del tocco, prefigurando l'emancipazione impressionista pur mantenendo il rigore strutturale tipico dell'artista. La sobrietà dell'abito nero fa risaltare il pallore dell'incarnato e la lucentezza degli accessori, creando una tensione visiva tra austerità ed eleganza.
L'analisi storica rivela che questo quadro fu considerato da molti, tra cui Paul Valéry, come il più bel ritratto mai dipinto da Manet. Si tratta di uno studio sulla luce "trasversale", un approccio radicale che rompe con i ritratti accademici immersi in una luce diffusa. Isolando il viso tra il nero del cappello e il nero del colletto, Manet concentra tutta l'energia vitale della modella nei suoi lineamenti, trasformando una semplice posa in un incontro psicologico profondo.
Infine, l'opera testimonia il dialogo tra la fotografia nascente e la pittura. La nitidezza di alcuni dettagli, come il mazzetto di violette o i nastri del cappello, contrasta con lo sfocato suggestivo dello sfondo. Manet non cerca di riprodurre la realtà con esattezza servile, ma di trasmettere l'impressione fugace di una presenza, un approccio che definisce l'essenza stessa della pittura moderna del XIX secolo.
Uno dei segreti più famosi di questo quadro riguarda il colore degli occhi di Berthe Morisot. In realtà, lei aveva gli occhi verdi, ma Manet scelse di dipingerli totalmente neri per aumentarne l'intensità e farli entrare in risonanza con il suo abito da lutto. Questa modifica estetica volontaria prova che Manet privilegiava l'impatto visivo e la verità emotiva rispetto alla stretta somiglianza fisica.
Un altro segreto risiede nel mazzetto di violette stesso. Questo piccolo dettaglio, quasi impercettibile in fondo al petto, è un'allusione diretta al linguaggio dei fiori dell'epoca, dove la violetta simboleggiava la modestia e l'amicizia segreta. Alcuni storici vi vedono un omaggio discreto di Manet al pudore di Berthe, ma anche un segno del loro profondo legame intellettuale e affettivo, rimasto platonico ma appassionato.
Le analisi tecniche hanno mostrato che Manet ha utilizzato un tipo di nero molto specifico, il "nero d'avorio", che ha steso in ampie campiture quasi senza alcuna miscela. Questa audacia tecnica era rischiosa perché il nero può facilmente "spegnere" una tela. Tuttavia, Manet riesce qui a renderlo luminoso giocando sulle texture: il velluto del nastro, la seta del cappello e la lana dell'abito catturano la luce in modi diversi, creando una tavolozza monocroma di infinita ricchezza.
Infine, il quadro contiene una dedica nascosta dalla sua stessa storia. Dopo la morte di Manet, Berthe Morisot fece di tutto per riacquistare quest'opera durante la vendita dello studio nel 1884. Considerava questo ritratto come la sua immagine più fedele, non in termini di lineamenti, ma in termini di anima. Lo conservò in casa sua fino alla morte, prova dell'attaccamento sentimentale che nutriva per questa specifica rappresentazione realizzata dal suo mentore e amico.
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SbloccaQuiz
Oltre al magistrale trattamento del nero, quale deliberata alterazione fisica impose Manet a Berthe Morisot in questo ritratto per aumentarne l'intensità magnetica?
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