Classicismo1652
Estasi di santa Teresa
Gian Lorenzo Bernini
L'occhio del conservatore
"Bernini usa il marmo come materia malleabile, catturando l'istante preciso in cui l'anima della santa viene trafitta dall'amore divino, sotto lo sguardo di spettatori scolpiti nei palchetti."
Vetta assoluta del Barocco romano, questa scultura fonde misticismo religioso ed erotismo sacro in una sfolgorante messa in scena teatrale.
Analisi
L'opera illustra un celebre brano dell'autobiografia di Santa Teresa d'Avila, dove descrive la sua "transverberazione": un angelo le trafigge il cuore con una lancia d'oro, provocando un dolore immenso e un piacere spirituale infinito. Bernini non si limita a illustrare questo testo; lo sublima traducendo un'esperienza invisibile e metafisica in una forma fisica tangibile. La santa è rappresentata in uno stato di totale abbandono, con la testa reclinata all'indietro e gli occhi socchiusi, esprimendo un'unione mistica così intensa da sfiorare l'estasi carnale.
L'analisi esperta sottolinea che Bernini ridefinisce qui il confine tra corpo e spirito. Il trattamento dei tessuti è cruciale: mentre l'angelo indossa una tunica leggera e aerea, Santa Teresa è avvolta in una massa di drappeggi pesanti e tormentati. Queste pieghe ribollenti non servono solo a celare il corpo, ma a esteriorizzare le turbolenze interiori della sua anima. Il marmo sembra perdere la sua durezza per diventare una sostanza organica, vibrante di energia e passione.
Il mito della transverberazione è qui centrale per comprendere il messaggio della Controriforma cattolica. La Chiesa cercava all'epoca immagini capaci di colpire l'immaginazione e riaccendere la fede attraverso l'emozione pura. Trasformando un racconto spirituale complesso in uno spettacolo visivo folgorante, Bernini fa della Cappella Cornaro un teatro sacro dove il divino scende letteralmente sulla terra. L'esperienza della santa diventa accessibile ai sensi, giustificando il ruolo dell'arte come intermediario tra l'uomo e Dio.
L'opera si inserisce nel concetto di "Bel Composto", l'unità delle arti cara a Bernini, dove architettura, scultura e pittura si fondono. La nicchia in cui si trova il gruppo è un edificio a sé stante, con il suo frontone spezzato e le colonne di marmo colorato. La luce naturale, catturata da una finestra nascosta in alto, scende lungo raggi di bronzo dorato, creando un'atmosfera soprannaturale che dà l'illusione che il gruppo fluttui nell'aria, staccato da ogni vincolo terreno.
Infine, l'opera ha suscitato innumerevoli dibattiti sulla natura dell'estasi rappresentata. Se alcuni critici vi vedono una sensualità troppo umana, bisogna capire che per Bernini l'amore divino è la forza più potente che esista, capace di sconvolgere l'intero essere. L'audacia dello scultore risiede nella sua capacità di usare il linguaggio universale del desiderio per esprimere la ricerca assoluta della santità, facendo di quest'opera un'icona senza tempo della condizione umana di fronte al sacro.
Il segreto più affascinante risiede nella manipolazione della luce. Bernini progettò una finestra nascosta dietro il frontone dell'altare, munita di vetri gialli, affinché la luce del sole sembrasse emanare direttamente da Dio sui raggi dorati. Questo dispositivo tecnico, degno di un regista moderno, crea un'illuminazione mistica che cambia a seconda dell'ora del giorno, rafforzando l'impressione di un miracolo in corso e perpetuo nel cuore della chiesa di Santa Maria della Vittoria.
Un altro segreto riguarda lo spazio scenografico che circonda il gruppo centrale. Su ogni lato della cappella, Bernini scolpì dei palchetti teatrali dove sono rappresentati i membri della famiglia Cornaro, i committenti dell'opera. Questi personaggi, scolpiti in rilievo, sembrano assistere all'estasi come noi, discutendo e reagendo all'evento. Questo procedimento di "teatro nel teatro" rompe la quarta parete e include lo spettatore reale in una performance sacra continua.
Tecnicamente, Bernini realizzò un tour de force facendo fluttuare diverse tonnellate di marmo. Il gruppo della santa e dell'angelo non poggia direttamente sul pavimento della nicchia, ma è sospeso tramite un sistema di fissaggi nascosti nella parete di fondo. Questa levitazione artificiale è accentuata dalla nuvola di pietra che sembra trasportare i personaggi, una prodezza ingegneristica che sfida la gravità e sottolinea il carattere celeste della scena.
Pochi sanno che quest'opera fu una sorta di rivincita per Bernini. All'epoca della sua creazione, era caduto in disgrazia presso Papa Innocenzo X in seguito al fallimento dei campanili di San Pietro. Lavorare per il cardinale Cornaro su una commissione privata gli permise di riguadagnare il suo prestigio creando il suo capolavoro più audace. Il "segreto" del suo successo è l'investimento totale del suo genio in un progetto dove non aveva più nulla da perdere.
Infine, l'espressione della santa è stata spesso paragonata alle statue antiche di Niobe o dell'Ermafrodito. Bernini possedeva una conoscenza enciclopedica della statuaria classica, ma deviò questi codici per servire la fede cristiana. Il segreto di quella bocca socchiusa e di quei piedi nudi che pendono nel vuoto risiede nella volontà di mostrare che l'anima, quando viene ghermita da Dio, lascia il corpo fisico. È una rappresentazione della morte a se stessi per rinascere nell'infinito.
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