Romanticismo1834

Donne di Algeri nei loro appartamenti

Eugène Delacroix

L'occhio del conservatore

"Delacroix trascende il semplice taccuino di viaggio per offrire una visione poetica e malinconica dell'Oriente, dove ricche stoffe e un'atmosfera sospesa ridefiniscono il realismo sensoriale."

Capolavoro dell'orientalismo, questa tela cattura l'intimità proibita di un harem algerino, rivoluzionando l'uso del colore e della luce nella pittura moderna.

Analisi
Quest'opera nasce da un importante shock estetico durante il viaggio di Delacroix in Marocco e ad Algeri nel 1832. Grazie alla mediazione di un ingegnere del porto, l'artista ottenne un accesso eccezionale alla casa di un ex corsaro. Ciò che vi scoprì non fu la fantasia licenziosa spesso ritratta dai suoi contemporanei, ma una realtà domestica intrisa di silenziosa dignità e profonda malinconia, lontana dai cliché della dissolutezza orientale. L'analisi approfondita rivela che Delacroix non si limita a documentare; reinventa il mito dell'Oriente. Le donne sono rappresentate in una posa di stanco abbandono, suggerendo un tempo che si estende all'infinito, segnato dall'attesa e dal confino. Questa visione si oppone frontalmente al "Bagno Turco" di Ingres, privilegiando un approccio tattile e atmosferico piuttosto che una precisione lineare anatomica, rendendo queste donne custodi di un mondo segreto e inaccessibile. La spiegazione del mito dell'Oriente in Delacroix risiede nella ricerca di una verità antica. Per lui, Algeri era una Roma vivente, dove il drappeggio di un costume arabo ricordava la toga romana. Non vedeva queste donne come curiosità esotiche, ma come figure senza tempo che incarnano una forma di purezza estetica preservata dal materialismo industriale dell'Europa del XIX secolo. È questa ricerca dell'Originale che dà alla tela la sua forza emotiva. La tecnica pittorica qui è rivoluzionaria. Delacroix utilizza contrasti di colori complementari (rosso e verde, blu e arancio) per far vibrare le superfici senza ricorrere al nero profondo. Questo metodo, che chiamava "miscela ottica", prefigura l'impressionismo. Le texture dei narghilè, delle babbucce e delle piastrelle (zelliges) creano una ricchezza sensoriale che invita lo spettatore a "sentire" l'odore dei fiori d'arancio e del tabacco freddo. Infine, l'opera funge da ponte culturale. Sebbene nata da uno sguardo coloniale, testimonia un sincero fascino e rispetto artistico per la cultura algerina. Delacroix passò ore a prendere appunti precisi su costumi e oggetti, cercando di restituire non una verità politica, ma una verità d'atmosfera che continua ad affascinare per la sua miscela unica di realismo documentario e sogno romantico.
Il Segreto
Uno dei segreti meglio custoditi risiede nell'identità delle modelle. Sebbene Delacroix abbia realizzato schizzi sul posto, al suo ritorno dovette ricorrere a modelle parigine per finalizzare la tela. Tuttavia, la sua memoria visiva era così precisa, nutrita dai suoi celebri taccuini di viaggio, che riuscì a mantenere l'autenticità dei tratti e degli atteggiamenti osservati ad Algeri, in particolare la distinzione tra le tre donne e la serva nera. Un segreto tecnico risiede nell'uso di una specifica preparazione della tela. Delacroix sperimentò un sottostrato leggermente colorato per esaltare la saturazione dei rossi e delle ocre. Esami recenti mostrano che ritoccò la tela più volte, esitando sull'espressione della donna centrale per catturare quello sguardo "perso", quell'assenza psicologica che è diventata la firma dell'opera e il suo mistero principale. La storia della sua ricezione è anch'essa ricca di segreti. Durante la sua esposizione al Salon del 1834, la tela fu acquistata dal re Luigi Filippo per 3.000 franchi, un prezzo considerevole. Eppure, alcuni critici dell'epoca rimasero sconcertati dalla mancanza di "finito", non comprendendo che la sfocatura dei contorni e il tocco vibrante erano precisamente ciò che Delacroix cercava per tradurre l'atmosfera vaporosa dell'harem. Esiste un segreto legato agli oggetti rappresentati. Il narghilè e le tazze di caffè non sono lì per puro esotismo. Segnano il tempo sociale dell'harem. Analisi iconografiche suggeriscono che Delacroix scelse accuratamente oggetti che appartenevano alla realtà della famiglia di Moulay Abd-er-Rahman, creando un ritratto d'interno che è in realtà una natura morta umana dove l'oggetto ha tanta presenza quanto il soggetto. Infine, il segreto della sua influenza è immenso. Picasso, ossessionato da questa tela, ne realizzò quindici variazioni nel 1954-1955. Diceva di Delacroix: "Quel bastardo, è troppo bravo". Il segreto di Delacroix fu di essere riuscito a dipingere non solo ciò che vedeva, ma l'emozione pura della scoperta, trasformando un ricordo personale in un'eredità universale per tutta la pittura moderna.

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Istituzione

Musée du Louvre

Localizzazione

Paris, Francia