Barocco1612-1614
Il Discedimento dalla croce
Peter Paul Rubens
L'occhio del conservatore
"Il sudario bianco splendente funge da guida visiva, illuminando la carne livida di Cristo. Tra la forza fisica degli uomini e il dolore contenuto delle donne, Rubens mette in scena un dramma sacro dove il peso del corpo è il peso del peccato del mondo."
Vertice assoluto del barocco fiammingo, quest'opera monumentale cattura l'istante in cui il corpo senza vita di Cristo viene deposto dalla croce in una coreografia di dolore e devozione. Rubens fonde la potenza scultorea di Michelangelo con una maestria luminosa unica.
Analisi
L'analisi stilistica di quest'opera rivela il genio di Rubens al suo apice, segnando il ritorno trionfale dell'artista dall'Italia. Egli dispiega un linguaggio pittorico in cui il vigore fiammingo è temperato da un'eleganza classica ereditata dalla statuaria antica. Il contesto storico è quello della Controriforma cattolica ad Anversa; la Chiesa cercava di riaffermare la presenza reale di Cristo e l'importanza del sacrificio eucaristico attraverso immagini di irresistibile potenza emotiva. Il trittico, commissionato dalla gilda degli Archibugieri, non si limita a illustrare un episodio biblico, ma diventa un manifesto teologico sulla redenzione. La psicologia dei personaggi è trattata con un'umanità travolgente, mostrando un dolore dignitoso e una solidarietà fisica palpabile.
Il contesto religioso è qui fondamentale. San Cristoforo, patrono degli Archibugieri, non appare direttamente ma è evocato dall'etimologia greca del suo nome: "colui che porta Cristo". Ogni personaggio che partecipa alla deposizione diventa così un portatore di Cristo, legando il mito di Cristoforo al dogma cristiano. Questa sottigliezza intellettuale permise a Rubens di soddisfare sia i committenti che le esigenze dogmatiche dell'epoca. La tecnica utilizza sapienti velature che donano alla pelle di Cristo una trasparenza marmorea, contrastando con i rossi profondi dei vestiti circostanti. La luce non proviene da una fonte naturale ma sembra emanare dal corpo stesso del Salvatore o dal sudario, creando un'atmosfera soprannaturale.
La dimensione mitologica e biblica si intreccia qui con precisione chirurgica. Rubens si affida ai testi del Vangelo ma anche alle meditazioni del Rinascimento per orchestrare questa scena. Cristo non è una figura fragile, ma un eroe il cui corpo conserva una forza atletica anche nella morte, ricordando il gruppo del Laocoonte studiato a Roma. Questa "eroizzazione" di Cristo è tipica del barocco rubeniano, dove la divinità è inscindibile da una forma di potenza fisica. La presenza delle tre Marie ai piedi della croce aggiunge uno strato di sensibilità affettiva, i loro sguardi e le mani tese simboleggiano la mediazione tra l'uomo e il divino.
Infine, l'opera esplora la tensione tra la vita e la morte attraverso un'osservazione naturalistica senza concessioni. I dettagli dei muscoli tesi sotto lo sforzo, la pesantezza del corpo inerte e il contatto diretto delle mani sulla carne sacra rinforzano il realismo della scena. Rubens non cerca di idealizzare la sofferenza, ma di renderla tattile per lo spettatore, al fine di provocare una catarsi spirituale. La maestria delle trame, dal legno grezzo della croce al lino fine del sudario, partecipa a questa immersione sensoriale. È un'opera dove la teologia si fa carne, dove ogni colpo di pennello è al servizio di una narrazione d'intensità drammatica senza pari.
Uno dei segreti più affascinanti risiede nella figura dell'anziano in cima alla croce: si tratterebbe di un autoritratto nascosto di Rubens, che si pone al cuore del mistero della Passione. Recenti analisi radiografiche hanno rivelato pentimenti significativi, in particolare nella posizione dei piedi di Cristo, che Rubens ha regolato per accentuare l'effetto di scivolamento verticale. Un altro mistero circonda il sudario: il bianco eccezionale è stato ottenuto con l'uso massiccio di biacca di piombo per creare un "focolaio di luce" artificiale.
Gli esperti hanno scoperto che la struttura del legno è costituita da quercia baltica di altissima qualità, scelta per resistere al clima umido delle chiese di Anversa. Impronte digitali sono state trovate negli strati inferiori della pittura, suggerendo che Rubens lavorasse alcune zone direttamente con le mani per ottenere transizioni più morbide. Il pigmento rosso della veste di san Giovanni proviene dalla cocciniglia importata dalle Americhe, segno della ricchezza di Anversa all'epoca.
Un segreto teologico lega i pannelli laterali a quello centrale: sebbene san Cristoforo non sia dipinto, la sua leggenda è "nascosta" nell'azione di portare il corpo, rendendo ogni portatore un "Cristoforo". Questo gioco visivo era destinato agli eruditi della gilda degli Archibugieri. Inoltre, la pianta in primo piano a destra non è decorativa; è una celidonia, associata alla guarigione e alla vista, ricordando che il sacrificio di Cristo apre gli occhi dell'umanità sulla salvezza.
Infine, analisi chimiche hanno mostrato che Rubens aggiunse resina di Venezia all'olio per aumentare la brillantezza dei colori. Questo spiega perché l'opera abbia conservato una luminosità così sorprendente nonostante i secoli. Il restauro del 2018 ha permesso di riscoprire dettagli di volti nell'oscurità dello sfondo, testimoni silenziosi che aggiungono alla dimensione teatrale e partecipativa della scena, invitando il fedele a includersi nella folla dei dolenti.
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