Classicismo1642

Lo sbarco di Cleopatra a Tarso

Claude Lorrain

L'occhio del conservatore

"Cleopatra esce dalla sua galea dorata per essere accolta da Marco Antonio su un molo monumentale. Il vero soggetto è il sole calante che irradia il porto, fiancheggiato da palazzi anacronistici."

Capolavoro del paesaggio classico, questa tela del 1642 sublima l'incontro storico tra Cleopatra e Marco Antonio attraverso una luce solare trascendente e un'architettura immaginaria grandiosa.

Analisi
Dipinto a Roma nel 1642, "Lo sbarco di Cleopatra" illustra la quintessenza dello stile di Claude Lorrain: il paesaggio ideale. A differenza dei pittori di storia tradizionali, Lorrain non si interessa alla veridicità archeologica dell'antico Egitto, ma alla creazione di un'armonia visiva tra uomo e natura. Il contesto storico è quello della Roma papale del XVII secolo, dove l'aristocrazia adorava queste vedute nostalgiche di un'Antichità sognata. La tecnica del controluce, di cui Lorrain è il maestro assoluto, permette qui di unificare la scena sotto una coltre di luce dorata che dissolve i contorni e crea un'atmosfera di serenità malinconica, tipica del classicismo francese esportato in Italia. Sul piano mitologico e storico, l'opera narra l'incontro a Tarso nel 41 a.C. Cleopatra, cercando di sedurre Marco Antonio per assicurare l'indipendenza del suo regno, arriva su una nave dai remi d'argento e dalle vele di porpora. Lorrain interpreta questo racconto di Plutarco trasponendolo in uno scenario di palazzi romani del Rinascimento. Questo divario temporale sottolinea che il "mito" qui non è solo politico, ma estetico: si tratta dell'elevazione della natura a rango di teatro della nobiltà umana. La figura della regina, sebbene centrale nel titolo, è trattata con relativa discrezione, quasi assorbita dall'immensità luminosa del porto. La tecnica di Lorrain si basa su una sovrapposizione di velature di un'estrema finezza. Per ottenere questo splendore solare, utilizza pigmenti come il giallo di Napoli e il bianco di piombo, lavorati a strati successivi per simulare la profondità dell'aria (la prospettiva atmosferica). I dettagli dei sartiame delle navi e delle sculture dei palazzi sono resi con una precisione quasi miniaturistica, contrastando con la fluidità dell'acqua e l'evanescenza del cielo. Questa dualità tra il rigore architettonico e la flessibilità atmosferica conferisce all'opera una tensione poetica unica, dove il tempo sembra sospeso nell'ambra del tramonto. Psicologicamente, l'opera emana un sentimento di "nostalgia dell'infinito". Lo spettatore è invitato a volgere lo sguardo non ai personaggi in primo piano, ma verso l'orizzonte lontano, là dove il sole tocca l'acqua. Questo invito al viaggio spirituale è il cuore della poetica di Lorrain. L'ordine maestoso dei palazzi rassicura lo spirito, mentre l'apertura verso il largo libera l'immaginazione. È un'opera di contemplazione pura che placa le passioni umane attraverso la contemplazione dell'ordine cosmico, trasformando un episodio di potere e seduzione in una meditazione sulla luce eterna.
Il Segreto
Un segreto affascinante risiede nei taccuini dell'artista, il "Liber Veritatis". Lorrain vi disegnò una copia di quest'opera per proteggersi dai falsari che tentavano già di copiare il suo stile inimitabile. Questo quadro porta il numero 63 in questo catalogo della verità. Recenti analisi di riflettografia infrarossa hanno mostrato che Lorrain posizionò inizialmente le navi in modo più serrato prima di aprire lo spazio centrale per lasciare "respirare" la luce, provando che l'equilibrio luminoso prevaleva sulla logica spaziale. Un altro mistero riguarda i palazzi rappresentati. Sebbene l'azione si svolga a Tarso, gli edifici si ispirano direttamente alla Villa Medici e ad altre strutture romane contemporanee all'artista. È un anacronismo volontario destinato a lusingare i suoi committenti romani e ad ancorare l'Antichità in una continuità visiva con lo splendore della Roma barocca. Inoltre, il personaggio di Marco Antonio è quasi secondario, nascosto nell'ombra portata dell'architettura, il che è una sovversione audace per una pittura di "genere storico". Scientificamente, la stabilità eccezionale dei blu di Lorrain intriga. A differenza di molti suoi contemporanei i cui cieli sono diventati grigi o marroni, Lorrain utilizzava un lapislazzuli di alta qualità, spesso purificato con metodi complessi. Infine, dettagli minuscoli, come i marinai che si danno da fare sui ponti, rivelano un'osservazione diretta della vita portuale di Civitavecchia o Napoli, fondendo così la realtà quotidiana più triviale con il sogno più nobile dell'Antichità.

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Istituzione

Musée du Louvre

Localizzazione

Paris, Francia