Barocco1635-1638
Il baro con l'asso di quadri
Georges de La Tour
L'occhio del conservatore
"Il baro a sinistra, che nasconde degli assi nella cintura, mentre gli sguardi circolano per isolare il giovane ingenuo a destra."
Una magistrale messa in scena dell'inganno in cui Georges de La Tour congela l'istante preciso di una manipolazione psicologica e morale.
Analisi
Dipinto intorno al 1635, "Il baro con l'asso di quadri" appartiene alla tradizione delle scene di genere caravaggesche, ma La Tour vi apporta una chiarezza diurna e un rigore geometrico unico. Il contesto storico è quello della Francia di Luigi XIII, dove il gioco era un vizio morale condannato dalla Chiesa. L'opera funziona come un avvertimento contro la perdita di discernimento di fronte ai piaceri mondani.
L'analisi mitologica e morale si basa sulla figura del "Figliol Prodigo" reinterpretata. Il giovane a destra incarna l'innocenza dorata. Di fronte a lui, gli altri tre personaggi formano una trinità del vizio. La cortigiana al centro rappresenta la lussuria; la serva a destra, che versa il vino, l'intemperanza; e il baro a sinistra, la menzogna. È una lotta tra virtù cieca e vizio organizzato.
Tecnicamente, La Tour semplifica le forme in volumi geometrici. La luce è cristallina, rivelando ogni dettaglio delle stoffe preziose. La precisione degli oggetti serve ad ancorare la scena in una realtà tattile e seducente.
La psicologia dell'opera è costruita sul silenzio e sullo sguardo. Nessun personaggio guarda lo spettatore tranne il baro, creando una complicità criminale. I tre complici si scambiano sguardi obliqui, escludendo la vittima. Il giovane, con gli occhi bassi sulle sue carte, è l'unico a non vedere la realtà, sottolineando la sua tragica solitudine.
Uno dei segreti più affascinanti risiede nell'esistenza di una seconda versione, "Il baro con l'asso di fiori". Analisi radiografiche hanno mostrato come La Tour abbia aggiustato meticolosamente le mani per accentuare la sospensione temporale. La scelta dei quadri non è casuale; nel XVII secolo erano associati all'interesse materiale.
Analisi scientifiche recenti hanno rivelato l'uso di pigmenti costosissimi per attirare l'occhio sulle zone della frode. Un altro mistero riguarda la firma: "Georgius De La Tour fecit", posta sotto il gomito del baro, come se l'artista si identificasse con il maestro dell'illusione.
Il bicchiere di vino sembra quasi levitare, simboleggiando l'instabilità della situazione del giovane. Il contrasto tra l'eleganza dei costumi e la bassezza dell'azione è una critica feroce alle apparenze della società dell'epoca.
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