Classicismo1650
Paesaggio con Orfeo ed Euridice
Nicolas Poussin
L'occhio del conservatore
"Orfeo che suona la lira a sinistra, Euridice morsa dal serpente al centro e il fumo nero che sale da Castel Sant'Angelo."
Un'allegoria stoica dove la tragedia di Euridice svanisce nella maestosità di un paesaggio ideale e immutabile.
Analisi
Il "Paesaggio con Orfeo ed Euridice", dipinto da Nicolas Poussin intorno al 1650, è l'archetipo del paesaggio classico. Illustra il mito di Orfeo nel momento preciso in cui sua moglie Euridice viene morsa da un serpente nascosto nell'erba. La scena si svolge in una natura di assoluta serenità, creando un contrasto stridente con l'orrore silenzioso del dramma. Orfeo, assorbito dalla sua musica, non vede ancora il destino cambiare, mentre Euridice emette un grido che nessuno sente, illustrando la solitudine fondamentale dell'essere di fronte alla morte.
L'analisi stilistica rivela il rigore della "maniera" di Poussin. Contrariamente ai paesaggi barocchi tormentati, qui tutto è ordine e misura. Il contesto storico è quello della maturità romana dell'artista, intriso di filosofia stoica. La natura non è uno sfondo, ma un ordine razionale e divino che rimane indifferente alle passioni umane. Lo stile è caratterizzato da una chiarezza cristallina, dove ogni elemento sembra avere un posto assegnato dalla ragione. È una pittura intellettuale che parla alla mente quanto all'occhio.
Sul piano mitologico, Poussin esplora la dualità tra armonia universale (la lira) e caos accidentale (il serpente). L'esplicazione del mito si concentra sull'idea che nemmeno l'arte più perfetta può sottrarre l'uomo alla legge naturale del trapasso. Le figure secondarie continuano le loro attività, ignorando il dramma. Questa psicologia dell'indifferenza è una lezione di saggezza antica: il mondo non smette di girare per una tragedia individuale.
La tecnica di Poussin si basa sulla costruzione per piani successivi, utilizzando toni locali molto definiti. L'uso della luce struttura lo spazio e guida lo sguardo verso lo sfondo architettonico ispirato a Roma. Gli edifici antichi ancorano il mito in una realtà storica perenne. La pennellata è precisa, quasi scultorea, rifiutando effetti visibili per privilegiare la leggibilità della forma e la stabilità della visione d'insieme.
Uno dei segreti più intriganti è la presenza del fumo nero che sale da un edificio sullo sfondo. Analisi scientifiche suggeriscono che questo fumo potrebbe essere un presagio degli inferi o un riferimento a un incendio reale a Roma. Un altro mistero risiede nell'atarassia degli altri personaggi mentre Euridice muore. Restaurazioni recenti hanno rivelato che Poussin aveva inizialmente previsto un serpente molto più visibile, prima di nasconderlo parzialmente per forzare lo spettatore a riflettere sulla causalità del dramma.
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