Rinascimento1518
Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi
Raffaello Sanzio
L'occhio del conservatore
"La resa tattile dei tessuti (velluto, damasco, seta) e la presenza di una lente d'ingrandimento che suggerisce la miopia del Papa."
Uno studio psicologico magistrale del potere mediceo, dove la virtuosità delle trame sottolinea la solitudine del pontefice.
Analisi
Eseguito intorno al 1518, questo monumentale ritratto di Leone X segna l'apice della ritrattistica rinascimentale. Raffaello rompe con la tradizione dei ritratti papali isolati per proporre una complessa messa in scena familiare e politica. Il Papa è circondato dai nipoti, i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi. L'opera si inserisce in un contesto di estreme tensioni religiose, poco dopo la diffusione delle tesi di Lutero, fungendo da manifesto del potere della dinastia Medici.
L'analisi psicologica è di una profondità sorprendente. Contrariamente al solito idealismo di Raffaello, il volto del Papa è reso con un realismo quasi spietato: i tratti sono pesanti e lo sguardo sembra carico di un'ansia latente. Si percepisce l'uomo di cultura, ma anche il politico sopraffatto dalle crisi del suo tempo. Questa dualità tra lo splendore della funzione e la vulnerabilità dell'individuo costituisce il cuore dell'opera.
Tecnicamente, Raffaello raggiunge una virtuosità senza precedenti nella resa dei materiali. La sinfonia di rossi è un tour de force cromatico. Ogni trama è differenziata sapientemente: la brillantezza del metallo della campanella, la finitura opaca della pergamena e la morbidezza della pelliccia. Questa attenzione ai dettagli ancora il personaggio in una realtà materiale opulenta che contrasta con l'austerità predicata dai suoi detrattori.
L'interno oscuro e architettonico rafforza l'atmosfera di isolamento politico. La presenza di un manoscritto biblico e di una campanella d'argento cesellata testimonia l'erudizione del pontefice. La tecnica del chiaroscuro modella i volumi e conferisce una presenza quasi scultorea alle tre figure, estraendole dall'ombra per porle sotto il giudizio della storia.
Un segreto rivelato dal restauro del 1995 riguarda i due cardinali. Alcune prove suggeriscono che le figure di Giulio e Luigi siano state aggiunte dopo il completamento del ritratto centrale. Inoltre, la campanella d'argento sul tavolo contiene un minuscolo riflesso della finestra dello studio di Raffaello, un omaggio alla tradizione fiamminga. Infine, la lente d'ingrandimento conferma storicamente la leggendaria miopia del pontefice.
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