Classicismo1784
Sarah Siddons come musa tragica
Joshua Reynolds
L'occhio del conservatore
"Il trono imperiale tra le nuvole, le figure allegoriche di Pietà e Terrore nell'ombra e la firma di Reynolds ricamata sull'orlo dell'abito."
Apoteosi del "Grand Style" di Reynolds, questo ritratto trasforma la più famosa attrice del XVIII secolo in un'allegoria vivente della Tragedia.
Analisi
Realizzata nel 1784, questa tela monumentale rappresenta Sarah Siddons, la tragica più acclamata dell'era georgiana, celebre per la sua incarnazione di un'emozione pura e terrificante. Sir Joshua Reynolds utilizza qui le sue teorie sul "Grand Style" per elevare il ritratto al rango di pittura di storia. L'opera si inserisce in un contesto in cui teatro e aristocrazia si fondono, rendendo la Siddons un'icona culturale divina.
La spiegazione del mito qui non è quella di una divinità greca, ma l'ibridazione della donna reale con Melpomene, la Musa della Tragedia. Reynolds trae i suoi riferimenti visivi dai profeti e dalle sibille di Michelangelo nella Cappella Sistina, conferendo alla Siddons un'autorità profetica. Dietro di lei si nascondono Pietà e Terrore, i pilastri della tragedia aristotelica. La psicologia è quella dell'ascesa sociale; la Siddons non recita, regna sulle passioni umane.
Tecnicamente, Reynolds impiega una tavolozza di toni caldi, marroni profondi e ori, ricordando l'influenza dei maestri veneziani e di Rembrandt. L'uso del chiaroscuro è drammatico, isolando il volto pallido dell'attrice contro uno sfondo tempestoso. Le texture dell'abito di seta e delle pellicce sono rese con un virtuosismo che sottolinea il lusso. Tuttavia, la tecnica sperimentale di Reynolds ha reso l'opera particolarmente fragile nel tempo.
Storicamente, questo quadro è un manifesto politico. Per Reynolds, si trattava di dimostrare che il genio britannico poteva eguagliare il Rinascimento italiano. Scegliendo la Siddons, lega la grandezza della letteratura shakespeariana alla nobiltà della pittura. Lo sguardo dell'attrice, rivolto verso l'alto in attesa di ispirazione divina, simboleggia la ricerca della verità sublime che definisce l'estetica della fine del XVIII secolo.
Un segreto risiede nella firma dell'artista. Reynolds ha iscritto il suo nome sull'orlo dell'abito della Siddons, dichiarando: "Non potevo lasciar passare l'occasione di mandare il mio nome alla posterità sull'orlo del vostro vestito". Questo atto mostra l'immenso rispetto per il talento dell'attrice e l'importanza di quest'opera nella sua eredità.
Analisi scientifiche ai raggi X hanno rivelato che le due figure allegoriche sullo sfondo sono state modificate più volte. Inizialmente erano molto più esplicite. Reynolds ha scelto di oscurarle per mantenere l'unità focale sulla Siddons, creando l'effetto del "sublime" dove l'immaginazione dello spettatore deve completare ciò che l'occhio percepisce solo parzialmente.
Un aneddoto riguarda la posa. Sebbene Reynolds sostenesse di essersi ispirato a Michelangelo, l'attrice affermò di aver adottato spontaneamente la posa nello studio del pittore. Reynolds, colpito dalla nobiltà naturale del movimento, la supplicò di non muoversi. Questa collaborazione evidenzia il ruolo attivo della Siddons nella creazione della propria immagine pubblica.
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