Simbolismo1903
The Soul of the Rose
John William Waterhouse
L'occhio del conservatore
"La figura femminile, assorbita dal profumo di una rosa, simboleggia la transizione tra il tardo naturalismo preraffaellita e un intenso simbolismo psicologico."
Un'incarnazione sensuale e malinconica del desiderio femminile, dove l'olfatto diventa il vettore di una profonda emozione poetica ispirata da Alfred Tennyson.
Analisi
The Soul of the Rose è un'opera fondamentale della maturità di Waterhouse, ispirata ai versi della poesia "Maud" di Lord Alfred Tennyson: "And the soul of the rose went into my blood". Questo dipinto non si limita a illustrare una poesia; cattura l'essenza stessa dell'esperienza sensoriale. La donna, vestita con un abito riccamente ricamato, si appoggia a un muro di mattoni caldi, chiudendo gli occhi per abbandonarsi totalmente al profumo del fiore. Questa semplice azione diventa un'esplorazione dell'interiorità femminile e della memoria affettiva, un tema caro ai pittori simbolisti dell'era edoardiana.
La spiegazione del "mito" personale di Waterhouse risiede qui nella figura della "donna nel giardino", uno spazio chiuso (hortus conclusus) che rappresenta sia la sicurezza domestica sia la prigione dei desideri. A differenza delle sue opere più tragiche come "The Lady of Shalott", questa figura sembra trovare una liberazione temporanea nella sensazione olfattiva. La rosa, tradizionalmente associata ad Afrodite e alla passione effimera, funge qui da ponte tra il mondo fisico e quello spirituale. Lo spettatore è invitato a immaginare il profumo, trasformando un'esperienza visiva in un'esperienza sinestetica.
Storicamente, questa tela si inserisce in un periodo in cui Waterhouse si allontana dai temi puramente mitologici per esplorare stati psicologici più sottili. I capelli rossi e la carnagione pallida sono omaggi diretti all'ideale di bellezza preraffaellita, ma il trattamento della luce e della consistenza mostra una discreta influenza impressionista. Il muro di mattoni, con le sue tonalità di terracotta e ocra, crea un contrasto termico con la freschezza dell'abito blu e la delicatezza dei petali rosa.
L'opera affronta anche il concetto del "fiore dell'età". La donna è rappresentata nella pienezza della sua giovinezza, ma l'ambientazione del giardino recintato e l'atto di respirare un fiore reciso o a fine fioritura suggeriscono la fugacità del tempo (tempus fugit). È una meditazione silenziosa sulla bellezza che svanisce e sulla persistenza del ricordo. La posizione della mano sul muro suggerisce una tensione fisica, un desiderio di toccare e sentire che va oltre il semplice quadro dell'olfatto.
Infine, Waterhouse riesce a creare un'atmosfera di solitudine condivisa. Sebbene la donna sia sola, la presenza della rosa suggerisce un dialogo invisibile con un amante assente o un passato perduto. La potenza dell'opera risiede nella sua economia di mezzi: un gesto, uno sguardo chiuso, un fiore, sufficienti a costruire un racconto completo sulla nostalgia e l'aspirazione dell'anima verso un altrove poetico.
Uno dei segreti più intriganti di questa tela risiede nell'identità della modella. Sebbene spesso identificata come Muriel Foster, ricerche recenti suggeriscono che Waterhouse abbia fuso i tratti di diverse delle sue modelle preferite per creare una "bellezza composita" che corrispondesse perfettamente al suo ideale estetico. Questa pratica di idealizzazione sistematica permetteva all'artista di mantenere una firma visiva costante pur variando i soggetti narrativi.
Un segreto tecnico meno noto riguarda la consistenza del muro di mattoni. Waterhouse non ha semplicemente dipinto i mattoni; ha utilizzato una specifica tecnica di impasto per simulare la porosità e il calore della pietra scaldata dal sole. Analisi ai raggi X hanno rivelato che l'artista ha rielaborato la posizione della mano della donna più volte. Inizialmente, la mano era più rilassata, ma scelse di contrarla leggermente contro il muro per infondere una dimensione di desiderio contenuto e tensione psicologica alla scena.
Il giardino rappresentato non è un luogo immaginario ma si ispira direttamente ai giardini delle ville italiane che Waterhouse aveva visitato. L'artista è nato a Roma e ha mantenuto per tutta la vita un fascino per la luce mediterranea e l'architettura latina. Questo muro di mattoni non è tipicamente inglese; evoca piuttosto la struttura di un giardino del Rinascimento italiano, creando un divario geografico volontario che rafforza l'aspetto intramontabile e universale della scena.
Esiste anche un segreto legato all'abito. Il motivo complesso dell'abito blu è ispirato a tessuti del periodo bizantino e medievale che Waterhouse studiava con passione. Questa scelta di abbigliamento non è solo estetica; serve ad ancorare il personaggio in un passato mitizzato, estraendola dalla realtà dell'Inghilterra del 1903 per farne una figura senza tempo. Il colore blu, tradizionalmente costoso e nobile, sottolinea la dignità dell'emozione rappresentata.
Infine, la rosa stessa nasconde un simbolismo celato. All'epoca, alcune varietà di rose erano specificamente associate a messaggi codificati (il linguaggio dei fiori). La rosa che la donna odora è una "rosa di Damasco", nota per il suo profumo inebriante e la sua fragilità. Scegliendo questa varietà, Waterhouse sottolinea che "l'anima" della rosa è precisamente ciò che sopravvive alla sua bellezza fisica, una metafora dell'arte stessa che sopravvive ai modelli e ai creatori.
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Oltre all'illustrazione della poesia "Maud" di Tennyson, quale radicale intenzione estetica esplora Waterhouse in "The Soul of the Rose"?
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