Cubismo1912
Ritratto di Pablo Picasso
Juan Gris
L'occhio del conservatore
"Il volto di Picasso è decostruito in piani sfaccettati, ma i suoi tratti caratteristici, come lo sguardo intenso e la tavolozza da pittore, rimangono identificabili nella struttura."
Un tributo monumentale di un pioniere al suo maestro, dove Juan Gris frammenta il volto di Picasso in un'architettura cristallina. È uno dei ritratti più iconici del cubismo analitico.
Analisi
Dipinto nel 1912 ed esposto al Salon des Indépendants, questo ritratto è una pietra miliare della storia dell'arte moderna. Juan Gris, arrivato a Parigi nel 1906, considerava Picasso come il suo mentore spirituale e artistico. In quest'opera, egli utilizza il linguaggio del cubismo analitico non per distruggere la figura, ma per ricostruirne l'essenza psicologica attraverso una complessa griglia di diagonali e piani sovrapposti.
L'analisi rivela un approccio molto più sistematico e ordinato rispetto a quello di Picasso o Braque. Gris era soprannominato il "matematico" del cubismo, e questo si vede nel modo in cui la luce è distribuita ritmicamente attraverso le sfaccettature della tela. Non si limita a frammentare; organizza il caos apparente in una solida struttura architettonica che sembra racchiudere il pensiero del modello.
Si vede Picasso con in mano una tavolozza da pittore, un attributo che richiama la sua professione ma che serve anche come punto di ancoraggio realistico in una composizione altrimenti molto astratta. Il volto è diviso da una diagonale discendente, creando un dinamismo interno che suggerisce il movimento del pensiero creativo. Gris riesce a catturare l'autorità intellettuale di Picasso pur sottomettendo la sua immagine alle rigide leggi della nuova estetica cubista.
L'opera funziona come uno specchio della modernità: rifiuta la narrazione semplice per concentrarsi sulla struttura pura. Isolando i tratti di Picasso in scomparti geometrici, Gris sottolinea la natura frammentata dell'esperienza umana nel XX secolo. È al tempo stesso il ritratto di un uomo e un manifesto sulla costruzione dell'immagine pittorica, dove lo sfondo e il soggetto si fondono in un'unica entità vibrante.
Il segreto più significativo risiede nella relazione ambivalente tra Gris e Picasso. Sebbene questo ritratto sia un omaggio, Picasso avrebbe provato una certa irritazione per il talento di Gris, dichiarando con ironia che Gris era l'"unico pittore che sapeva quello che faceva". Questa precisione matematica era percepita da Picasso come un'interpretazione quasi troppo rigida delle sue scoperte intuitive.
Un altro segreto tecnico riguarda la preparazione della tela. Contrariamente alle apparenze, Gris non improvvisava mai. Utilizzava tracciati regolatori estremamente precisi basati sulla sezione aurea e calcoli geometrici preventivi. Sotto lo strato di pittura, le radiografie hanno rivelato linee di costruzione a matita che provano che ogni sfaccettatura è stata calcolata per rispondere a una logica di equilibrio perfetto.
Esiste anche un dettaglio nascosto nella tavolozza dei colori. Gris usa qui una gamma di blu e grigi che non è solo estetica, ma fa diretto riferimento al "Periodo Blu" di Picasso. È una citazione sottile che mostra come Gris conoscesse perfettamente l'evoluzione dell'amico e volesse ancorare questo ritratto moderno alla storia personale del suo modello.
Infine, la postura di Picasso, seduto in poltrona, è un riferimento diretto ai ritratti dell'alta borghesia di Ingres. Ponendo il "padre del cubismo" nella posa di un notabile classico, Gris opera una sovversione ironica: trasforma il rivoluzionario della pittura in una figura dell'establishment artistico, decomponendolo però con lo stile stesso che egli ha inventato.
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