Rococò1740
Il trionfo di Venere
François Boucher
L'occhio del conservatore
"Si noti la resa virtuosa degli incarnati madreperlacei che sembrano irradiare luce, contrastando con la schiuma turchese e le stoffe setose che volano al vento divino."
L'apice dell'erotismo galante del XVIII secolo, dove Venere nasce dalla schiuma marina in un vortice di ninfe e tritoni. Una celebrazione sensuale del piacere puro del gusto Rococò.
Analisi
Realizzato nel 1740, questo capolavoro incarna la quintessenza dello stile di François Boucher, allora primo pittore del Re. L'opera ritrae il momento mitologico in cui Venere, dea dell'amore, emerge dalle acque per essere celebrata dalle creature marine. Questo tema, classico fin dal Rinascimento, viene qui reinterpretato con una leggerezza e una voluttà tipicamente "rocaille". A differenza delle versioni solenni del passato, Boucher trasforma il mito in una festa galante acquatica, dove la divinità è l'incarnazione di una bellezza accessibile e terrena.
Il mito di Afrodite Anadiomene è qui il pretesto per un'esplorazione dei sensi. Boucher abbandona il rigore accademico per privilegiare la curva, il movimento e la sensazione termica del sole sulla pelle. I tritoni e le ninfe che circondano la dea formano una coreografia di desideri intrecciati, sottolineando il ruolo di Venere come forza motrice della natura. Ogni figura è un pretesto per una dimostrazione di abilità anatomica, dove i corpi non sono eroici ma graziosi, riflettendo l'ideale di corte dell'epoca che valorizzava l'eleganza sopra ogni cosa.
Questo dipinto fu acquistato da Carl Gustaf Tessin, ambasciatore di Svezia a Parigi, il che spiega la sua presenza a Stoccolma. Testimonia l'immensa influenza del pittore sull'Europa dei Lumi, esportando il "gusto francese" fatto di lusso e raffinatezza. L'analisi dell'esperto rivela che Boucher utilizza una mitologia "amabile", priva di ogni violenza, per compiacere l'occhio del collezionista. È una visione del mondo dove la sofferenza non esiste, dove l'armonia è dettata dalla bellezza femminile, regina assoluta di questo universo fluido.
Osservando i dettagli, si capisce che Boucher non dipinge il mare reale, ma un mare teatrale, una messa in scena opulenta. L'artista integra elementi della cultura marittima del suo tempo, come coralli e perle, trattandoli come gioielli preziosi. Questa fusione tra natura selvaggia e lusso di corte è la chiave del successo di Boucher. Egli riesce a trasformare l'ecume delle onde in pizzo, creando un ponte visivo tra gli elementi naturali e gli artifici della moda di Versailles del XVIII secolo.
Uno dei segreti meglio custoditi di questa tela risiede nell'identità dei modelli. È noto tra gli specialisti che il volto di Venere prenda in prestito i tratti da Marie-Jeanne Buzeau, moglie di Boucher e sua musa costante. Tuttavia, il segreto più intimo è che le ninfe sono spesso variazioni dello stesso volto, creando un ideale femminile onnipresente. Boucher non copiava la natura, la "boucherizzava", ricreando un tipo di bellezza che avrebbe influenzato la cosmetica e la moda per decenni.
Il secondo segreto riguarda la tecnica di preparazione dei fondi. Per ottenere quel blu celeste e acque così limpide, Boucher utilizzava uno strato di base a base di biacca mescolata a blu di Prussia molto diluito. Il segreto della "freschezza" delle sue tinte, che non sono ingiallite nonostante i secoli, deriva da un uso parsimonioso dell'olio di lino a favore dell'essenza di trementina nelle velature finali, permettendo una trasparenza che imita perfettamente la traslucidità dell'acqua e dell'aria marina.
Un altro mistero iconografico si nasconde nelle mani dei tritoni. Brandiscono conchiglie e stoffe che non sono semplici accessori. Studi a infrarossi hanno mostrato che Boucher aveva inizialmente previsto simboli più espliciti legati alla fertilità, che ha poi ammorbidito per non urtare la censura dell'epoca. Il tessuto rosa che vola sopra Venere forma una struttura a conchiglia, richiamando il mito della nascita ma agendo anche come un baldacchino da letto reale.
Infine, il segreto della provenienza è affascinante. Tessin era così innamorato della pittura che quasi si rovinò per acquisire le collezioni di Boucher. Il quadro viaggiò in condizioni precarie fino a Stoccolma, sfuggendo ai naufragi e ai sequestri rivoluzionari. Questo "Trionfo" è dunque anche quello della sopravvivenza di un ideale aristocratico attraverso gli sconvolgimenti della storia europea, protetto dalla passione ossessiva di un diplomatico per l'estetica della sensualità francese.
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Quale grande influenza scultorea, derivante dal Barocco romano, è riscontrabile nell'organizzazione dinamica dei corpi e nella struttura piramidale di questo Trionfo di Venere?
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